Stretching e Mobility

Stretching e Mobility

Stretching significa letteralmente “allungare” ma nonostante ci siano varie teorie al riguardo, si è sempre più comuni utilizzare il termine flessibilità piuttosto che allungamento.

Nei muscoli esistono dei fusi neuromuscolari il cui ruolo è quello di inviare segnali al nostro cervello che, dopo aver capito che i nostri muscoli si stanno stirando eccessivamente, mandano un segnale d’allerta che “ordina” ai nostri muscoli di contrarsi e di uscire dalla situazione di pericolo. Con lo stretching non facciamo altro che abituare i fusi neuromuscolari ad adattarsi ed a rispondere sempre più tardi a questi stimoli ed è così che riusciamo a guadagnare sempre più range. Domanda provocatoria: lavoriamo quindi sul muscolo o sul sistema nervoso?
Tante volte siamo convinti che la mobilità e lo stretching siano la soluzione a tutti i nostri mali e che ci faccia bene a prescindere, ma è realmente così? Dipende dalla funzione che dobbiamo svolgere! E poi… esistono solo muscoli da “stretchare” o ci sono anche altre strutture (e per fortuna che ci sono!) che possono limitare i movimenti o causare dolore? Mai sentito parlare di capsule e legamenti per esempio?
La mobilità e la flessibilità ideale per un soggetto è quello che gli permette di svolgere in sicurezza, senza compensi e senza dolore una determinata attività che può essere: raccogliere qualcosa da terra, camminare, saltare, correre, fare un deadlift, un pull-up e chi più ne ha… più ne metta. Quindi la mobilità di un distretto corporeo non deve essere sempre massimale ma deve essere il giuso compromesso tra capacità di movimento e stabilità!
Ormai sempre più studi dimostrano che anche anche l’eccessiva flessibilità di un muscolo può provocare dolore; senza considerare che chi è molto mobile necessità sicuramente di un maggior controllo motorio!
In conclusione: lo stretching e la mobility fanno SEMPRE bene?
DIPENDE!