Louis Zamperini

Louis Zamperini

“Il mio messaggio ai giovani è che nella vita non si è nulla finché non s’impara a dedicarsi a un obiettivo.”

“Bisogna guardare a fondo dentro di se per vedere se si è disposti a compiere sacrifici. I propri sogni non sempre si realizzeranno, ma bisogna comunque provarci. In un modo o nell’altro durante il cammino si troveranno sempre tante cose piene di valore e significato, perché si incontreranno sempre difficoltà, o sfide, come mi piace chiamarle. 

Ho incontrato la prima grande sfida della mia vita quando, da ragazzino, ho compiuto il passaggio da adolescente dissoluto ad atleta impegnato. Un’ altra sfida è stata rimanere in vita per quarantasette giorni dopo che il mio aereo è precipitato, poi sopravvivere in un campo di prigionia. Bisogna essere preparati ad affrontare le sfide. Tutti gli atleti vogliono vincere, è fondamentale. Per fortuna, io ero preparato e ho vinto.”

Louis Zamperini, per gli amici Lucky Louie, nasce a Olean il 25 gennaio 1917 da una famiglia di italiana originaria di Brenzone sul Garda.

Fu proprio a causa della scarsa dimestichezza con la lingua  che venne preso di mira dai bulli della scuola, e per evitare che si mettesse nei guai il fratello lo incoraggiò a entrare nella squadra d’atletica dove si distinse sin da subito ottenendo il record studentesco sui miglio (1600 m) che restò imbattuto per 20 anni.

A diciannove anni si qualificò per i cinquemila metri alle Olimpiadi di Berlino del 1936. Erano gli anni della Grande Depressione e gli Zamperini non erano una famiglia molto ricca. Louis raccontò che durante il viaggio in nave verso l’Europa rimase incredulo di fronte al buffet della colazione, più ricco di qualunque pranzo o cena avesse mai visto nella sua vita. Durante il viaggio di diverse settimane ingrassò cinque chili.

Durante la gara a Berlino, Zamparini non brillò particolarmente e arrivò 13esimo. Molti notarono però la sua accelerazione improvvisa a gara quasi conclusa: tra gli altri, si complimentò con lui anche Adolf Hitler. Zamperini ha raccontato di essere stato lui stesso a chiedere di poter scattare una foto insieme a Hitler: «Ero piuttosto ingenuo per quanto riguardava la politica internazionale e pensavo che [Hitler] avesse un aspetto buffo, come qualcuno uscito da un film di Stanlio e Ollio». Zamperini fu introdotto a Hitler dal ministro della propaganda Joseph Goebbels. Stringendogli la mano, Hitler commentò: «Quindi sei tu il ragazzo dello scatto finale».

Cinque anni dopo Louis si arruolò in aviazione come ufficiale di tiro sognando con i suoi compagni di porre fine alla guerra in Europa, invece venne mandato nel Pacifico a combattere i giapponesi.

Qui dopo una missione dove gran parte del suo equipaggio morì o venne gravemente ferito venne trasferito in un altro reparto, incaricato di compiere lunghi voli di soccorso per salvare altri piloti dispersi in mare. Durante una missione, il suo aereo precipitò in mare a causa di un malfunzionamento meccanico. Degli undici uomini dell’equipaggio si salvarono soltanto Zamperini ed altri due.

Aggrappati alle zattere di salvataggio i tre sopravvissero ad attacchi di squali, a tempeste e ad attacchi a bassa quota di aerei giapponesi, avendo come sostentamento solo l’acqua piovana e i pesci che riuscivano a catturare.

Il 33esimo giorno uno dei due compagni morì di stenti e il 47esimo giunsero in vista delle isole Marshall, che per loro sfortuna erano sotto il controllo della marina giapponese.

Per tre anni restò prigioniero dei giapponesi che una volta scoperta la sua identità (Luois era molto famoso in patria per esser stato un atleta olimpico) cercarono di piegarne lo spirito in modo da sfruttarlo come mezzo di propaganda contro gli Stati Uniti, ma nonostante le violenze fisiche e psicologiche ricevute riuscì a restare fedele a se stesso e alla sua nazione, tornando dalla sua famiglia che lo credeva morto da anni.

Una volta terminata la guerra e rientrato in patria la sua psiche pagò il conto dei duri anni di guerra e prigionia, trascinandolo in un vortice autodistruttivo fatto di alcolismo portandolo quasi al divorzio con la moglie, che nonostante tutto non l’abbandonò e lo aiutò ad attraversare questo periodo di smarrimento.

Fu a questo punto che Lois si avvicinò molto alla religione e decise di iniziare un percorso di perdono che lo porto a viaggiare fino in Giappone per perdonare i suoi aguzzini, riuscì a incontrarli tutti, tranne il più spietato che si rifiutò d’incontrarlo.

“Un minuto di dolore non vale forse una vita di gloria?”